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A volte pensiamo di dover cercare ancora altrove, ma si tratta solo di tirare fuori quello che abbiamo dentro

Mi è capitato più volte nella vita di trovarmi davanti ad un foglio bianco tutto da scrivere. Mi capita quotidianamente per lavoro, ormai da dieci anni, di passare la mia giornata a battere freneticamente su una tastiera, tanto che ormai non guardo neanche più i tasti e a volte mi chiedo come faccia il nostro cervello a collegare tutto.

Mi è capitato più volte nella vita di mettermi in discussione. Di pensare di aver sbagliato tutto. Di non credere in me stessa. A volte ho dato la colpa agli altri, dicendo “sono state queste persone sbagliate che ho incontrato ad intralciarmi”.

Passa il tempo e mi allontano sempre più dall’idea che gli altri possano avere un qualche effetto su quello che siamo. Attenzione, intendo dire a meno che non lo decidiamo noi, a meno che noi non vogliamo assorbire e fare nostra una qualsiasi delle loro osservazioni, critiche, messaggi più o meno subliminali, più o meno giusti. Siamo noi il filtro, ma questo filtro a volte può essere a maglie molto larghe, di quelli che alla fine passa tutto, di quelli che prendi al supermercato che ti costano meno, ma poi ti rendi conto non servono a niente.

E a volte capita che lasciamo passare troppo da questo filtro, perché non ci siamo scavati bene dentro, abbiamo affrontato poco le nostre insicurezze, cullandoci nell’idea che prima o poi le cose andranno nel verso giusto.
Ma queste cose nel verso giusto ci vanno solo se siamo noi a cambiare prospettiva. Alla fine ti rendi conto che tutto dipende sempre e comunque da te, anche quando pare proprio che non sia così.
Siamo noi a decidere chi e cosa possa farci male o bene, e se qualcosa ci fa male evidentemente sta toccando corde che forse abbiamo dimenticato di accordare. Percorsi della nostra anima e mente ancora bui. O semplicemente occorre cambiare strada per non incrociare più certe persone.

 

Leggi anche: Se sei o meno all’altezza di qualcosa lo decidi tu

Ed è così che anche sul lavoro, anche su quello che si vuole comunicare o scrivere, si pensa sempre di dover cercare altrove: ispirazione, motivazione, senza renderci conto che le storie che ci portiamo dentro possono raccontare tanto. È un po’ come quando postando una foto sui social network utilizziamo una citazione o le parole di qualcun altro per raccontare quel momento. Certo ci sta, possiamo sentire il pensiero alto di scrittori e poeti un po’ anche nostro, ma dovremmo trovare il coraggio di dire quello che noi sentiamo realmente, a parole nostre. Perché quello che potremmo tirare fuori dalle nostre emozioni e dalle nostre esperienze, potrebbe essere altrettanto bello.
Impariamo a fidarci di noi stessi e a guardarci dentro, smettendola di sentirci inadeguati o pensando che il pensiero degli altri possa essere migliore del nostro. Anche gli altri, impareranno ad apprezzarci e a conoscerci meglio.

Come tirare fuori quello che abbiamo dentro

Sarebbe bello avere un manuale da sfogliare all’occorrenza, ma non esiste purtroppo. Esistono i consigli di chi ci vuole bene e ci sta vicino. Ma a parte questo dobbiamo “sbatterci la testa” come si suol dire – immagino l’avranno detto anche a voi da piccoli (e pure da grandi).
Non si finisce mai di conoscere se stessi, perché è tutto lì che comincia e quando conosci bene te stesso, conosci bene anche gli altri di riflesso.
Per scoprire cosa ci piace, per tirare fuori la nostra forza, ma anche le nostre debolezze – spesso la prima viene fuori dopo aver tirato fuori la seconda – occorre mettersi alla prova. Una cosa da non fare mai: mollare alla prima difficoltà, qualsiasi cosa.
Ve lo dice una che ha preso la cintura nera di taekwondo a 30 anni e si è iscritta a lezioni di violino a 34. Non avrei mai pensato, fino a dieci anni fa, di praticare né un’arte marziale, né un corso per imparare uno strumento musicale. Sono uscita dalla mia comfort zone e mi sono sentita meglio dopo, ho scoperto cose di me che non immaginavo e superato decisamente i miei limiti, sia fisici che mentali. Ho capito che certe cose che davo per scontate non lo erano affatto. E che quello che mi piaceva e mi faceva stare bene poteva cambiare giorno dopo giorno, avrei dovuto solo assecondare i miei bisogni e non aver paura di buttarmi in qualcosa che per un motivo o per l’altro, pensavo diverso da me.
Un altro aspetto importante, per tirare fuori quello che si è, consiste nell’essere curiosi. Sapere aude, proviamo a liberarci dall’overload di informazioni a cui siamo sottoposti giornalmente e ascoltiamo anche la nostra di voce, per capire di quali dati e concetti abbiamo realmente bisogno. Nel caso, approfondiamo, qualsiasi sia l’argomento che ci sta a cuore. Scopriremo nuove cose di noi e del mondo che ci circonda, creandoci una nostra idea propria, personale e non mediata da tante altre diverse di cui non conosciamo l’origine.

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