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A volte serve perdersi per ritrovarsi: ritorno a scrivere (di me) sul blog

Lo ammetto mi sono persa. Anzi lo comprendo oggi, forse dopo tanto tempo e lo chiarisco anche a me stessa. Del resto, essere consapevoli di qualcosa è il primo passo verso la guarigione, giusto?

Gli ultimi due anni sono stati turbolenti, pieni di cambiamenti, decisioni da prendere, cose da fare. Non ho mai affrontato una crisi più  profonda di quella che mi ha portato i 30 anni, è proprio vero, succede e forse succederà ancora, è la vita e non solo dei cliché.

E questo post nasce come da un’illuminazione, una lampadina che si accende improvvisamente in fondo a quella parte di mente per troppo tempo obnubilata che non ti fa capire più chi sei e cosa vuoi. Quell’offuscamento per cui, pur non avendo più a fuoco l’obiettivo, continui a fare, sperando che, prima o poi, ritorni tutto più chiaro.

Se c’è una cosa che mi contraddistingue e che mi ha contraddistinto – anche quando apparentemente non sapevo cosa stavo facendo – è che io intanto continuo, continuo a fare. Ma proprio oggi pensavo, forse non sarebbe meglio  – ogni tanto – prendersi una pausa per capire cosa sia giusto fare davvero? Cosa vuoi, in fondo in fondo? Forse, sì, o forse no, perché è come quando inizi a non andare  in palestra per qualche giorno e poi è facile che dopo qualche settimana mese, non  ha più il coraggio di ricominciare daccapo e ti sembra che gli altri siano avanti anni luce e tu sia tornato flaccido e non sappia muoverti. Ecco, io ho sempre avuto paura di fare questa fine, di non riuscire più a muovermi per inseguire i miei sogni.

Però arriva un punto in cui, se inizi a fare le cose senza cuore si vede, anzi si sente e lo senti per primo tu, perché quella cosa che facevi per passione è diventata solo un’altra cosa da depennare sulla lunga lista delle cose da fare.

Ed è proprio sulle pagine di questo blog che voglio ritrovarmi, a partire da me, raccontare di più, raccontarmi di più – perché forse è quello che mi manca di più di questo angolo di web – che lo leggano 10-100 o 1000 persone non m’importa. Quando quello che nasce come passione – diventa un lavoro – capita di mischiare un po’ le cose e non capire più da cosa si era partiti. Guardando un attimo la situazione con distacco, mi sono resa conto che oggi molti rendono il proprio blog una sorta di magazine dove danno consigli su moda, bellezza e altro. Insomma, il blog diventa sempre più una piattaforma professionale dove si fanno recensioni, si stilano trend e cose di questo tipo che una volta facevano gli editori e le testate.

Questa dimensione mi è cara, lavorativamente parlando e lo faccio spesso anch’io, però ecco, sento che manca qualcosa, manca qualcosa di me che dia davvero la possibilità a chi viene qui di immedesimarsi, o poter condividere, comprendere, fare sue cose mie, o semplicemente conoscermi.

Ed è per questo motivo che ho deciso di ricominciare a raccontare un po’ più di me, di quello che faccio, del mio lavoro, ma anche delle esperienze accumulate in questi anni, non solo professionalmente. A volte, invece, vi chiederò semplicemente di ascoltarmi, o di sorbirvi qualche ennesima lista di cose da comprare o di trend da segnare (ma anche no).

Tutta questa riflessione è nata un po’ dal restyling del blog, quando mi sono messa a tracciare nero su bianco la nuova linea editoriale da dare a queste pagine virtuali, come se fosse un lavoro appunto. Ad un certo punto, però mi sono resa conto che i blog stanno sempre più perdendo la loro componente “umana” e allora eccomi qua a riprendere da dove avevo lasciato un po’ di anni fa, con maggiore consapevolezza, sicuramente e con il desiderio di condividere qualcosa di me. E poi devo ammettere che ad illuminarmi è stata una frase di Marco, che questo blog lo ha sempre sostenuto assieme al mio sito Style Factor e per tutto quello che faccio è un punto di riferimento. Mi ha semplicemente detto: Roby, la linea editoriale del tuo blog sei TU

Forse sono momenti di insicurezza, o sono i mille impegni, il lavoro,  il dover ricominciare daccapo, quelli che ti allontanano un po’ da te, da quello che sei e che hai da dire e forse da cui tutto è partito, anche su questo blog. Per fortuna non è mai troppo tardi, per ricominciare.

Quindi, anche se ho desistito dallo scrivere un post sui buoni propositi, un po’ per scaramanzia un po’ perché li ho già bene in mente, penso che quello di tornare a scrivere (davvero anche solo per piacere, anche solo cazzate, anche cose che fanno piacere solo a me) non sarebbe male.

Sapete, proprio qualche settimana sono ritornata in palestra dopo due anni di stop semi-forzato, se mi seguite su Instagram avrete letto il mio post. Non è una notizia il fatto di tornare in palestra – ci mancherebbe – però quell’ora di “libertà” mi ha regalato un nuovo spazio dimensionale. Non ricordo con chi ne parlavo, qualche giorno fa, con un’enfasi che devo essere sembrata pazza, di quanto mi piacesse questo mordi e fuggi: entrare, fare lezione, stringere relazioni solo con gli occhi, senza “dover fare amicizia” con nessuno per sentirsi a proprio agio. Un momento in cui sono libera di non parlare, non interagire, pensare solo a me e al mio corpo. Non è bellissimo, ogni tanto, fare solo quello che ci va e come noi riteniamo giusto che si debba fare? Oh sì, è fantastico.

(Magari su questa storia dello sport, scriverò a parte).

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