credere in se stessi e aprire un blog
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Perché è così difficile credere in se stessi? Tutte le volte che mi sono sabotata anche qui sul blog (ma poi ho smesso)

Sapete, mi capita spesso di sentirmi dire da amici o conoscenti che appaio come una persona forte e determinata, e lo sono. È difficile invece spiegare quanto mi sia costato e quanto mi costi, questa forza e determinazione. Ammetto che a volte non mi rendo neanche conto di esserlo, è “semplicemente” il frutto del mio percorso personale e professionale fatto negli ultimi anni. Con tanti errori di valutazione, sacrifici e coraggio.

Sono sempre stata piuttosto insicura. Ho cercato sin da piccola l’approvazione degli altri, ho anche sperato di essere altre persone a volte, invidiandone le capacità, non mi ero mai concentrata su di me, su quello che sapevo fare io. Non avevo mai guardato dentro me, avevo sempre schivato il mio stesso sguardo davanti allo specchio. Non è stato facile ammetterlo, né inizialmente rendermene conto.

Vi faccio un esempio banale ma che renderà benissimo l’idea. Quando ho aperto il blog, non credevo nel mio stesso progetto, ma usavo le mie conoscenze e capacità per scrivere sul blog di altre persone per cui collaboravo a titolo gratuito e con proposte pensate da me, mentre trascuravo il mio di blog, una cosa che non aveva assolutamente senso. Per assurdo mi dava più sicurezza scrivere delle stesse cose, ma per altre persone.

È un ragionamento assurdo, me ne rendo conto, ma è quello a cui mi riferisco quando nel titolo del post vi racconto che spesso mi sono auto-sabotata anche qui sul blog.

Leggi anche: Esperienze lavorative negative che mi sono comunque servite

Da cosa nasce l’insicurezza?

A meno che non si abbia già una predisposizione a credere in se stessi, farlo “da grandi” è davvero complicato. Mi spiego meglio, ho notato che quasi sempre l’insicurezza dipende anche (o soprattutto) dal percorso fatto durante l’infanzia – in realtà non lo dico io ma Freud – se si ha la possibilità di vivere serenamente questo periodo e di crescere supportati nelle proprie capacità, quasi sicuramente da adulti si ha una “formazione” d’animo tale per cui – di default – si crede molto di più in se stessi, rispetto a chi al contrario non ha mai avuto nessuno che, sin da piccolo, lo spronasse a conoscere le sue doti e soprattutto a crederci. Perché tutti ne abbiamo, dobbiamo solo capire quali sono e canalizzare le nostre energie per farle emergere. Certo, si può sempre lavorare sulla propria sicurezza, infatti, basta ascoltare le storie di chi “ce l’ha fatta” per scoprire che spesso partivano da una situazione di totale insicurezza, salvo poi riscattarsi da adulti per svariate ragioni.

Dunque io appartenevo decisamente al secondo gruppo e ho faticato tanto, sabotandomi tantissime volte prima di capire che avevo tutte le risorse necessarie per diventare la persona che volevo essere, senza voler essere qualcun altro o lavorare al suo progetto. Potevo benissimo lavorare ai miei!

Determinato questo, non è stato facile lo stesso: ho avuto spesso accanto persone che hanno provato ad ostacolarmi o a cercare di non dare valore a quello che facevo, alle mie capacità, salvo poi copiarmi o invidiarmi quando le cose mi andavano bene. Proprio dopo l’ennesimo evento di questo tipo ho realizzato, finalmente, svegliandomi dal “torpore” in cui ero caduta:

“Come mai mi giudichi sempre male o non hai mai una parola di apprezzamento, se poi noto che provi a fare le stesse cose che faccio io?”.

Questo in alcune ipotesi, in altre, mi sono chiesta: “Perché devo permettere a questa persona di farmi sentire inferiore a lei, o sminuire il mio lavoro, se io non lo faccio con lei. Se io non mi permetterei mai di dire o fare questa cosa nei suoi confronti?”. Da quel momento ho iniziato a sviluppare una serie di assiomi, punti cardine delle mie azioni, imparando a dare il giusto valore alle cose, a me stessa e alle azioni/opinioni degli altri.

  • Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te (non l’ho detto io per prima, ma secondo me se si parte da qui non si sbaglia mai), ma allo stesso tempo non permettere agli altri di farti quello che non faresti a loro
  • Preoccupati prima del giudizio che hai tu degli altri, e poi di quello che hanno loro nei tuoi confronti

All’inizio sembra difficile da mettere in pratica, ma dopo ti rendi conto di quanto lasciandoti trafiggere dai giudizi degli altri, con la preoccupazione di fare qualcosa di “sbagliato” o deludere chissà quali aspettative, anche solo di restare “mediocre”, pur di non dare fastidio con i tuoi piccoli successi, avessi smesso di vivere la tua vita e inseguire i tuoi sogni, perché poi?

Tu non hai giudicato i loro di sogni o modi di vivere, quindi vai dritta per la tua strada e chi c’è c’è.

Sapete cosa succede quando poi diventate più sicuri?

Che qualcuno inizierà a dirvi che siete antipatici o str**zi, semplicemente perché non vi fate mettere i piedi in testa o non accettate compromessi. Ebbene sì, quando hai carattere, soprattutto se sei una donna, si fa presto ad essere etichettati come una persona poco sensibile, che non fa squadra, che pensa solo ai fatti suoi. Capita spesso, fateci caso, salvo restando che ci sono anche persone di questo tipo, ovvero che pensano solo ai loro interessi. La parte difficile è imparate a metterci il cuore, riuscendo a mantenere il giusto distacco. Per poter raggiungere i propri obiettivi con determinazione occorre imparare a non aver paura di dire e fare ciò che riteniamo giusto per noi, ovviamente con moderazione e comprendendo le circostanze. Cercare di agire mai “di pancia”, ma usare sempre la testa, anche nelle situazioni più complicate. Perseguire un obiettivo partendo da zero implica molto molto sacrificio, soprattutto se ambizioso, ma se crediamo fermamente in noi stessi e nelle nostre capacità e soprattutto non abbiamo paura di fallire, potremo provarci ogni giorno. Non crediate che il percorso sia tutto dritto, prima di raggiungere la meta si cade e si sbaglia molte volte, occorre cercare di capire l’errore e riprovarci. Ogni volta aggiustare il tiro, trovare il coraggio e cercare di ambire a quello che ci si è prefissati.

Vi facevo l’esempio del blog, perché anche in questo caso, per molto tempo ho provato a comunicare me stessa, sapendo di avere qualcosa da dire e da condividere, ma nel modo sbagliato, a volte volevo fare così tanto che poi non facevo nulla, ma soprattutto ho scoperto che non mi esponevo abbastanza, non condividevo quella parte di me che mi ha resa quella che sono e che genera maggiore empatia in chi mi legge. Per questo motivo, soprattutto nell’ultimo anno, ho imparato a inserire racconti di esperienze che ho avuto per dare agli altri quella pacca sulla spalla che spesso io non ho avuto. Soprattutto per raccontarvi che non dovete mollare, proprio come ho fatto io, anche nei momenti più difficili, anzi soprattutto in quelli.

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