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Lo chiamavano Jeeg Robot, bello. Ma il ruolo della donna?

Ok, questo titolo è un po’ provocatorio, perché a me Lo chiamavano Jeeg Robot, il film prodotto e diretto da Gabriele Mainetti, scritto da Nicola Guaglianone e Menotti, di cui sicuramente avrete sentito parlare e molto probabilmente visto, è piaciuto un sacco. Anzi un sacchissimo, per usare un superlativo che renda l’idea.

La storia racconta di Enzo, un ladruncolo che vive a Tor Bella Monaca, in una casa letamaio e mangia solo yogurt dalla confezione gialla (tipo Galbi) e vede solo film porno senza aver mai a che fare con una donna.
La sua vita sembra giacere in un limbo, non sa sentirsi a suo agio nel bene e forse neanche nel male. Ma all’improvviso la sua vita cambia. Durante una fuga da un’inseguimento della Polizia, si tuffa nel Tevere (e già qui ci vuole coraggio) e ne riemerge con i super poteri, perché a contatto con una sostanza tossica (sarebbe un buon motivo per avere il Tevere inquinato, perlomeno).
Da qui la sua vita cambierà: da un lato non sapendo come gestire questo super potere, questa forza disumana, dall’altro venendo a contatto con persone e personaggi con cui dovrà affrontare molti aspetti della sua vita, soprattutto sociale ed emotiva da cui rifuggiva, riassunta nella frase che ripete più spesso: “A me ‘a gente me fa schifo”.

 

Che cos’è un eroe? È un individuo dotato di un grande talento e straordinario coraggio, che sa scegliere il bene al posto del male, che sacrifica se stesso per salvare gli altri, ma soprattutto… che agisce quando ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

Ora, il film è stato acclamato dalla critica ed ha vinto diversi premi, tra cui svariati David di Donatello, uno su tutti quello come Migliore attore non protagonista a Luca Marinelli che non è possibile ignorare e che fa metà del film con il suo talento.
Oltre al protagonista interpretato da Claudio Santamaria, interessante anche la parte di Ilenia Pastorelli che interpreta Alessia, una ragazza tanto bella quanto incapace di stare al mondo senza la coperta di Linus dei suoi cartoni e l’ossessione in particolare per Jeeg Robot.
Nell’innocenza (adulta) di Alessia, c’è tutto un sotto-mondo fatto di abusi e abbandoni che non le hanno saputo portar via però una certa capacità di riconoscere il bene, volerlo per gli altri e anche per se stessa.
Sebbene nel film le donne non siano secondarie, perché tanto è distinto il bene dal male sin dall’inizio, con un personaggio, quello di Nunzia interpretato da una credibilissima Antonia Truppo nella parte di capofamiglia del gruppo di delinquenti napoletani in affari con lo Zingaro. Tanto Ilenia, nella sua ingenuità rappresenta il bene, anzi fa conoscere il bene e fa comprendere l’importanza di farlo, a Enzo il protagonista. Un aspetto chiave della storia, per carità.


[ATTENZIONE SPOILER] Eppure, alla fine, mi è sembrato mancasse qualcosa. Avrei preferito un finale diverso, dove Ilenia non venisse ammazzata come una rincoglionita: si mette a correre verso Enzo nel mezzo di una sparatoria, e che se proprio doveva essere quello il finale, che Enzo perlomeno la buttasse nello zozzo Tevere per farla diventare una super-eroina.
Lì sì che sarebbe stato bello. E visto che molti hanno titolato “Lo chiamavano Jeeg Robot, il primo film con un eroe italiano” – spero che ci sia un seguito – con una eroina bella tosta questa volta.

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