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Perché vedere Narcos 3 su Netflix, anche se non c’è Pablo Escobar (e l’immenso Wagner Moura)

Lo ammetto, ero tra gli scettici, tra coloro che – orfani di Pablo (Escobar) – e di quella interpretazione magistrale dell’attore brasiliano Wagner Moura, pensavano non avrebbero rivisto Narcos, o almeno non con gli stessi occhi, non con lo stesso pathos, non con lo stesso desiderio di divorarlo puntata dopo puntata, riuscendo persino a ridurre al minimo le ore dormite, prima della sveglia del lunedì (ve ne avevo parlato qui).

Come in tutte le cose, anche se all’inizio posso avere ritrosie, preferisco provare prima di dare un giudizio netto (in giro c’è gente che giudica le serie, senza averne guardato mezza puntata, ma solo dal trailer!), ma è da persone stupide parlare senza sapere, giusto? Quindi, al bando ogni pregiudizio e via al tasto Play sul primo episodio della Terza stagione di Narcos

 

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La prima puntata è la più difficile da superare

Lo ammetto, digerire la prima puntata di Narcos 3 non è stato facile. Non ho profonda ammirazione estetica per l’agente Peña (intepretato da Pedro Pascal), a differenza di molte donne che conosco, né tanto meno per Pacho Errera (Alberto Ammann), continuavo a domandarmi “chi sono questi qui, ridatemi Pablo-Wagner-Escobar-Moura, anche morto!”.

Ma come sempre: mai giudicare dalle apparenze, o almeno, tutti sappiamo quanto Narcos sia una serie strutturata in una maniera tale che è praticamente impossibile non diventarne dipendenti. Si tratta di storia, quella che non leggiamo sui libri, ma che ha smosso molte dinamiche sociali e non solo. In più, si tratta di metterci nei panni dei cattivi, di capire le loro ragioni-motivazioni, i loro sogni-desideri-ambizioni, seppur sbagliati, seppur tremendamente sbagliati-violenti-pericolosi. La storia che questi Signori del crimine, hanno fatto anche per conto di chi tutta quella droga la consumava e di chi non si macchiava le mani (le istituzioni corrotte). Ad ogni modo, possiamo capirne un po’ di più anche leggendo il libro di Roberto Saviano ZeroZeroZero, lo scrittore campano è stato anche protagonista dell’introduzione alla serie Narcos 3, dove, tramite un video, ha brevemente raccontato la situazione del narcotraffico colombiano dopo la morte di Pablo Escobar e il passaggio dal Cartello di Medellin a quello di Calì (lo trovate qui).

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Perché guardare Narcos 3

Non è facile raccontare “i cattivi”. Chris Brancato, Carlo Bernard e Doug Miro ci hanno mostrato con queste 3 fortunate stagioni di Narcos, non solo l’espansione del narcotraffico negli anni ’80 tra America Latina, Stati Uniti e Europa, ma anche il lato psicologico e emotivo di personaggi senza scrupoli, delle vere e proprie celebrities del crimine. I paesi dell’America Latina sono molto religiosi, ma allo stesso tempo quelli in cui si annida maggiore violenza, soprattutto legata appunto alle dinamiche della dominazione e del controllo nel contrabbando (sebbene le cose pare stia cambiando notevolmente, per fortuna). Emerge più volte nella serie il fattore “pietà” che non conosce nome e cognomi, né relazioni o consanguineità. Eppure, soprattutto nella seconda stagione – con l’avvicinamento di Pablo alla moglie e ai figli nel suo momento di massima vulnerabilità – e nella terza, con il Cartello di Calì basato su fratellanza e rapporti di fiducia-forzata, si scopre quanto – anche in questi casi – le relazioni e l’emotività siano centrali nel gestire dinamiche di imperi nati sulla violenza e l’intimidazione, sulla corruzione, anche nella criminalità. La lealtà sembra essere il valore più importante e quello dal prezzo più alto per chi ne viene meno. In quel caso, c’è solo una soluzione per i criminali del narcotraffico, eliminare il problema alla radice.

Ecco tutti i titoli delle puntate della terza stagione

  • La strategia del capo
  • Il KGB di Cali
  • I soldi fanno girare il mondo
  • Scacco matto
  • MRO
  • I piani migliori
  • Senza uscita
  • Convivere
  • Tutti gli uomini del presidente
  • Ritorno a Cali

Perché non ci rassegnamo alla morte di Pablo, anche se era la storia a dircelo

Più volte mi sono chiesta perché Narcos sia diventata la mia – e quella di tantissimi altri lì fuori – serie preferita. Io mi sono fatta una mia idea (ma vorrei sapere anche la vostra). Credo che l’immedesimazione nel criminale di successo, sia lo spunto da cui partire. Per la prima volta, ci mettiamo nei panni dei narcotrafficanti, ne condividiamo i traguardi, gli obiettivi, le amicizie, la famiglia, gli amori, le delusioni, i tradimenti. Non riusciamo a tifare per la Polizia, o meglio la DEA, e Dio mi perdoni se ammetto che sia facile NON fare il tifo per gli americani della serie – tranne l’agente Pena – che è l’unico con un minimo di sale in zucca. Quando i narcotrafficanti sono lì lì per essere presi speriamo che non accada, facciamo il tifo per loro, sudiamo con loro all’idea che riescano ancora a scappare, a sfuggire ai proiettili, a nascondersi, a vendicarsi di chi li aveva traditi. Forse è anche per questo che nessuno si è rassegnato alla morte formato serie tv di Pablo Escobar. Immedesimarsi in personalità di spicco della malavita, in cattivi rispettati da tutti, in gente che si è guadagnata l’onore e il rispetto e in cambio ha concesso protezione e denaro, ci fa sentire invincibili anche a noi. Forse perché è come se nelle nostre vite educate, nella nostra abnegazione alle regole della società, a sottacere di  fronte alle ingiustizie di qualsiasi tipo, alle mancanze di rispetto, alle slealtà, avessimo bisogno di una valvola di sfogo immaginaria, che si vendichi per noi, che si arrabbi al posto nostro, che faccia uscire tutto il peggio che abbiamo dentro. Quel lato oscuro che fa parte di tutti.

Non è un caso se sulla tomba di Pablo Emilio Gaviria Escobar è incisa una frase che non necessita di ulteriori commenti.

Cuando veas a un hombre bueno trata de imitarlo, cuando veas a un hombre malo examinate a ti mismo.

Insomma, c’è ancora speranza, anche dopo Pablo, che la serie ci tenga incollati allo schermo. Disponibile su Netflix in tutti e dieci gli episodi o in streaming con sottotitoli in italiano (per chi sa destreggiarsi tra i tremila link di annunci pubblicitari o altro). Buon Narcos 3 a tutti!

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