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Diario

A tutti quelli che, passo dopo passo, hanno trovato la propria strada

Ricordo i primi passi incerti nel salone di mia madre, quando tutto era nuovo e
profumava di scoperta, liquido per permanenti e lacca spray. Ricordo le donne che lasciavano scie di colonia, quelle che avevano le mani rovinate dalla candeggina – ne percepivi l’odore pungente, ormai sottopelle – e quelle che, invece, avevano smesso di mettersi il profumo.
Ricordo il loro discorsi, le gambe accavallate sotto il casco,
una rivista che parla delle vite degli altri per affogarci, per qualche
ora, i pensieri sulla propria.

Ricordo le corse quando la campanella suonava, ricordo quella volta in cui una compagna
di classe mi voleva picchiare ed io non ne capivo il motivo e fuggivo a
perdifiato e lei aveva il volto trasformato e mi chiedevo perché proprio
io. Ricordo che assaggiai per la prima volta il sapore amaro della cattiveria gratuita.
Ricordo il mio nuovo passo anche se mi tenevo
sempre un po’ indietro. Ricordo quando quelle stesse persone poi volevano essermi amiche e per me invece già non esistevano più e mi chiedevo come si potesse essere così volubili, ma avrei imparato presto che nei rapporti umani, è piuttosto “normale”.


Ricordo i passi dell’insicurezza, di quella sensazione che ti porti dietro e non ti fa vedere chi sei con lucidità, si annebbia la strada che hai avanti, non riconosci la tua. Ricordo quanto ho faticato per scrollarmela di dosso – quell’insicurezza –  fedele compagna, di quelle che ti stanno accanto solo con la speranza di vederti cadere, fedele per questo. Che a volte ti chiedi se ci sei nato così, o ci sei diventato.
Ricordo le scarpe con cui sono scesa dal treno quando sono arrivata a Roma, ricordo quando mettevo un passo avanti all’altro con la valigia dietro di me, incerta su quale sarebbe stata davvero la strada giusta. Ricordo le salite, ma anche i momenti in cui tutto mi sembrava piano piano più chiaro. Quelli in cui ringraziavo chi aveva sempre cercato di ostacolarmi o di farmi cadere, ed avevo chiaro il motivo. Capivo che, a volte, la gente cerca di smontarti con la speranza di non vederti arrivare dove loro stessi non potrebbero. Perché vedono in te qualcosa che loro non anno.
E allora devo ringraziare tutte le scarpe consumate, i passi incerti, le persone sbagliate, le cattiverie, perché è anche grazie a quelle, se ho trovato le scarpe giuste, quelle che mi fanno muovere nella direzione che voglio con passo sicuro. Ed ora, provate a fermarmi. 

Nella foto le sneakers Diadora della capsule collection From Seoul to Rio presentata in anteprima al Suede Store II in via degli Zingari 58 a Roma. Le scarpe indossate dagli atleti olimpici di Seoul nel 1988 reinterpretate dal Gotha delle sneakers internazionale. Qui l’articolo per scoprire la collezione.

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