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Perché far sfilare Gucci alla Valle dei Templi sarebbe la scelta migliore (alla faccia della Grecia)

Questo titolo è leggermente provocatorio. Vuole esserlo. La notizia del rifiuto da parte della Commissione Archeologica di Atene, di acconsentire alla sfilata di 900 secondi richiesta dal gruppo Gucci ha fatto in questi giorni il giro del web. C’era chi – giustamente – dico io, si indignava e chi invece riteneva che la proposta fosse fuori luogo. “Non si può comprare tutto!”. Questo il commento dei sostenitori del no che collima con le dichiarazioni della KOS ellenica: “Non abbiamo bisogno di pubblicità” – aggiungendo – “il valore e il carattere dell’acropoli non sono compatibili con gli eventi di questo tipo”.

Mi soffermerei sull’affermazione “di questo tipo”. Perché la moda di che tipo è? È qualcosa di vergognoso, di offensivo per qualcuno?

È assurdo che nel 2017 – quando i libri di storia della moda contano migliaia di pagine e l’industria del fashion genera miliardi di euro l’anno, offrendo lavoro in tantissime mansioni diverse ad altrettante persone – qualcuno non la ritenga ancora arte. O perlomeno qualcosa da rispettare. Santoddio.

Possibile che siamo ancora a questo livello di ignoranza? Stiamo parlando di Gucci, tra l’altro, neanche l’ultima marca della terra, parliamo di Storia della moda con la S maiuscola. Va bé, tralasciamo.

Fatto sta che ad un certo punto come in un bellissimo coup de théâtre arriva la notizia che non ti aspetteresti. L’Italia si fa avanti, anzi precisamente Agrigento e la sua Valle dei Templi, nella persona del Direttore Giuseppe Parello, che ha subito colto la palla al balzo e fatto sapere tramite media che anche in Sicilia ci sono i templi greci e che sarebbero stati ben felici di ospitare la sfilata. Ovviamente ad alcune condizioni: pagare, come è giusto che sia, garantire comunque la fruizione dello spazio ai visitatori.

Che dire se non bella mossa e Grecia fatti sveglia!

Ps. Capita spesso che chi prende le decisioni in posti delicati, come quello della Commissione archeologica di Atene, sia totalmente fuori dal mondo, ma anche solo da quello digitale o della comunicazione o del marketing. E queste sono le conseguenze: rifiutare tanti soldi e tanta visibilità, che in una condizione come quella della Grecia attuale, non è tanto sensato. L’orgoglio meglio lasciarlo da parte, in questi casi.

 

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